Ciao Marzocco, mi siedo qui vicino e mi riposo un po’, e intanto ti racconto quanto mi è accaduto stamani in macchina. Stai a sentire. Sono in macchina e cerco di pensare a qualcosa di interessante mentre sono attento alla guida. Normale. Anzi necessario. Eppure

“Ma perché la macchina che ho davanti in questo viale a due corsie e con poco traffico viaggia in mezzo e impedisce il sorpasso a destra o a sinistra? Eppure non viaggia veloce. Solo non vuole essere sorpassata, vuole essere libera, lei, di scegliere. E gli altri, dietro, non interessano.

La bicicletta va zigzagando, il ciclista sta parlando al telefono, ma non si sposta verso il bordo, anzi. Ehi tu, l’altro, non mi venire addosso, io sono il ciclista, ho sempre ragione. Vai tu più piano e stai attento. E come il carrello al supermercato, non è solo per portare i pacchetti, ma è quasi un carrarmato, viene usato per “spostare” gli altri e viene lasciato in qualsiasi posto che impedisca i movimenti… agli altri, ma IO devo fare il mio comodo. E in fila per pagare il caffè, ognuno cerca il suo vantaggio anche con evidente noia praticata all’altro. E…

Si, non c’è più l’educazione di un tempo…

E’ vero, ma ormai non è più un problema solo di educazione, di chi passa prima, di non abbassare il tono della voce. L’altro, adesso, è un po’ un nemico e dobbiamo combatterlo. E, disgraziatamente, questa mentalità pervade tutto il nostro comportamento. Prendo una “stecca” per scegliere il fornitore ma il lavoro vien male.  Che importa, io ci guadagno. Non pago le tasse, frego il fisco. Evviva. Basta guadagnare, basta vincere a dispetto del valore degli altri. Ecco. Questa piccola cosa, l’educazione che non insegniamo ai figli, che non ci è stata insegnata, ha prodotto piano piano questo “odio” o solo indifferenza al tutto, alla società, all’altro. Lascio il carrello lì e lui fa il giro più lungo, sono furbo. Non pago le tasse ma io sto meglio. Non lavoro con attenzione….che importa.

NO, BASTA

Riprendo a guidare con calma, quel rompi alla fine l’ho sorpassato.

Ma ti rendi conto, Marzocco, quante idee sbagliate in questi pochi minuti, un delirio.

Invece l’altro, gli altri, sono felici e sorridenti, educati, siamo uniti, una buona società…

Dai, Marzocco, perché quell’espressione?

Ho ragione adesso!! Non prima…

Basta, ho detto, e non ridacchiare.

 

Franco Pericoli