Si chiama Burson ed è un vino tutto romagnolo. Prende il nome da un soprannome, quello della famiglia Longanesi, che nel 1913 acquistò un podere con una piccola casa annessa vicino a Bagnacavallo. Su di una quercia davanti al porcile si appoggiava una vite che produceva grappoli con acini dalla buccia spessa che attivano molti volatili. Fu così che la famiglia provò a produrre il vino per il proprio fabbisogno scoprendo che, quel vitigno, dava un vino di alto grado alcolico, profumato e adatto all’invecchiamento.
Oggi il Burson prodotto con uve Longanesi è un vino che sta riscuotendo grande consenso e molti premi, battendo anche vini più conosciuti e blasonati. vigneto Longanesi
Le analisi isoenzimatiche eseguite presso l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto e le analisi del DNA effettuate presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, confermano che questo vitigno non assomiglia a nessun altro finora conosciuto.
I produttori di Burson oggi non sono molti e si ritrovano sotto il Consorzio  Il Bagnacavallo. Tra loro i Poderi Morini  di cui abbiamo assaggiato l’ottimo Burson del 2009 che unito alle altre produzioni (consigliato l’ottimo Savignone rosso con uve centesimino) fanno di questa azienda di Faenza una delle più interessanti tra quelle visitate nel mio  “viaggio nel Burson”.
Da Morini poi il vino, è proprio il caso di dirlo,  si sposa con l’arte. Basta guardare le etichette, belle, innovative. Come quelle di Pablo Echaurren, artista di anima sudamericana che per primo ha firmato le etichette di Poderi Morini;  quelle di Giuliano Della Casa pittore illustratore e acquarellista modenese; o quelle in ceramica di Gianfranco Morini, direttore artistico di una azienda ceramica toscana, nonché geniale artista-ceramista Faentino.

20150328_094427Eccellenze, quindi, che abbracciano un territorio e con lui si fondono, ne sono parte costituente, eccellenze  di cui vogliamo e dobbiamo parlare.  Eccellenze che dobbiamo includere nei nostri assaggi e nei nostri viaggi.
E sempre in questo viaggio nella Romagna fatta di simpatia, competenza e tanta, tanta passione abbiamo assaggiato un ottimo risotto al Burson, piatto non sempre inserito nella carta dei ristoranti, ma sicuramente da cercare.  Il merito di avercelo fatto assaggiare va al giovane cuoco, Davide Zanetti, dell’Osteria di Piazza Nuova a Bagnacavallo, un altro incredibile luogo tutto da visitare.

Roberta Capanni