Video: https://youtu.be/Kx-9HiQPKps
Son ben 107 gli anni compiuti dall’Acqua cheta, un classico della commedia toscana riproposto – così come avvenne per il suo esordio – proprio nella notte di passaggio per dare il benvenuto al 2016, al Teatro Giotto di Vicchio, in provincia di Firenze.
Questo racconto in 3 atti, si può considerare il capolavoro di Augusto Novelli drammaturgo, giornalista e scrittore fiorentino, vissuto fra la fine dell’800 e il il primo ventennio del ‘900, che rinnovò profondamente il teatro vernacolare, portando sulla scena la vita di tutti i giorni. Nella notte di capodanno del 1908 al teatro Alfieri di Firenze si festeggiava con un banchetto il grande attore Andrea Niccòli (detto Dreìno) che si preparava a partire verso l’America con la sua compagnia per una tournée. Augusto Novelli che si trovava a passare di là fu invitato sul palco a parlare e riuscì a persuadere l’attore a tentare la fortuna con un nuovo progetto teatrale: una commedia che portasse in America il teatro popolare in vernacolo, impegnandosi a scrivere un atto prima della partenza della compagnia. Nacque così L’acqua cheta, replicata per 44 sere consecutive, che diede il via alla rinascita del teatro dialettale fiorentino, sottolineando magistralmente l’ironia tagliente dei toscani, che poi riscosse grande successo anche ben oltre i confini regionali.
La storia – ambientata a Firenze, nel quartiere di San Niccolò, all’inizio del 20° secolo – è sicuramente autobiografica. La sora Rosa, la madre di famiglia, ebbe tratti della sua mamma, che era stiratrice; Cecco, il legnaiolino, che non nasconde le sue idee socialiste e che parla di Lega e di Camera del Lavoro, richiamava il padre di Augusto, artigiano, mentre per l’«acqua cheta», Ida, l’autore si era sicuramente ispirato ad una cugina, che stava sempre zitta ma della quale non si sapeva mai ciò che pensava. In Toscana infatti si definisce acqua cheta una persona apparentemente calma e accomodante, ma che in realtà si adopera per raggiungere determinati scopi, così come l’acqua che con il suo scorrere lento ma ininterrotto alla lunga crea un’erosione ai piloni di sostegno dei ponti, rovinandoli.
Da allora il copione ha avuto innumerevoli rappresentazioni, sia come lavoro in prosa, sia come operetta. E proprio sotto questa forma è stata presentata ieri – con le musiche di scena originali del 1920 di Giuseppe Pietri – per festeggiare il Capodanno 2015 nel piccolo ma delizioso teatro mugellano di Vicchio, con la regia del cantante lirico ‪#‎AlessandroPetruccelli‬ nel ruolo del vetturino Ulisse, il fiaccheraio di San Niccolò, coadiuvato per la rielaborazione dei testi da ‪#‎EdyBonaiutiRossomandi‬ in quello di Annita, che insieme agli altri attori non professionisti e per la prima volta anche cantanti hanno dato vita ad una serata allegra, ricreando la vera atmosfera del teatro dialettale toscano.
Il commento finale di Alessandro Petruccelli.

Elisabetta Mereu