Non si possono paragonare alla fatiche di Ercole i lavori di restauro della scultura che dà il benvenuto ai visitatori nel primo corridoio del Museo degli Uffizi a Firenze, ma certamente sono stati particolarmente impegnativi perché il gruppo marmoreo, denominato proprio “Ercole e il Centauro Nesso”, non è mai stato spostato dalla sua ubicazione, assegnatagli 420 anni fa, ma solo reso invisibile agli occhi del pubblico grazie ad un grosso telone di protezione.

La restauratrice, Paola Rosa, ha lavorato così – per circa quattro mesi – per ridare splendore a quest’opera che può essere considerata il frutto geniale di uno dei più grandi recuperi artistici della storia: l’autore, Giovanni Caccini, allievo di Giambologna, la ricostruì quasi alla perfezione nel tardo Cinquecento, ripartendo da un’originale di epoca antica – forse romana – di cui erano rimasti soltanto i piedi.

Altra particolarità sta nel fatto che dalle indagini effettuate è stato possibile identificare con chiarezza le integrazioni marmoree appartenenti a due diversi momenti di recupero avvenuti in passato, il primo a Roma, per opera di uno scultore di nome Maestro Silla, il secondo a Firenze appunto, per mano del grande “ricostruttore” Caccini, che ha permesso alla scultura di arrivare fino a noi, che la possiamo ammirare in tutta la sua maestosità. L’origine dei marmi, per la parte antica, si è rivelata essere asiatica, mentre per la parte moderna il materiale utilizzato proveniva dalle cave di marmo di Carrara, le stesse in cui si riforniva Michelangelo.

Un altro grande capolavoro del prestigioso Museo fiorentino è così tornato a risplendere da pochi giorni (intervento interamente finanziato dall’Associazione Friends of the Uffizi Gallery) e siamo sicuri che farà ulteriormente accrescere l’attenzione ed il gradimento del pubblico verso la parte scultorea della Galleria degli Uffizi.

Elisabetta Mereu