Le opere pittoriche di Tonino D’Orio, realizzate fra i primi anni ’60 e la metà dei ’70, si possono inserire nel filone dei cosiddetti neo-impressionisti, ma in realtà l’artista si distinse per uno stile molto personale e assolutamente unico. Una retrospettiva dei suoi lavori, alcuni dei quali a carboncino, altri addirittura a pennarello su foglio di plastica è stata organizzata in occasione del primo centenario dalla sua nascita, avvenuta nel 1916, a Roccasecca, nel Lazio. Nella mostra antologica – visitabile fino al 15 maggio presso la Casa di Giotto, a Vicchio di Mugello, in provincia di Firenze – sono esposti i quadri, alcuni dei quali inediti, di proprietà degli eredi Benedetto e Rosalba (nella foto a sin.) che hanno deciso di renderli fruibili al grande pubblico. Nell’esposizione, curata così come il catalogo “Tonino D’Orio: pittore di paesaggi e sentimenti” dallo storico dell’Arte, David Cantina, si coglie la poliedrica personalità di un uomo comunque appassionato della bellezza della vita, nonostante gli alti e bassi vissuti in prima persona, fin da ragazzo, quando rimasto orfano dei genitori uccisi da una bomba durante la seconda guerra mondiale si dovette occupare dei due fratelli più piccoli, Le tante vicissitudini passate non gli hanno però impedito di coltivare le tante passioni artistiche, quali suonare violino, mandolino e altri strumenti a corde, lavorare in teatro sia come attore di rivista che come regista e dipingere. Questa attività portata avanti sempre in modo amatoriale, con il trasferimento per motivi di lavoro a Firenze, alla fine degli anni ‘50 e la frequentazione dei pittori d’Oltrarno, in particolare di Gino Paolo Gori, subì un’accelerazione facendo esplodere la sua spiccata vena artistica. Iniziarono così le prime mostre collettive che lo avrebbero portato in breve tempo ad esporre in oltre 150 personali e collettive, in Italia, in Europa e a Boston, facendo accrescere la sua fama e portandolo ad ottenere numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi. È stato insignito del titolo di Accademico da diverse Accademie italiane e straniere ed inserito nei cataloghi Bolaffi, Quadrato e Comanducci. Purtroppo, nella fase migliore della sua attività è prematuramente scomparso all’età di 61 anni, l’8 novembre 1977, lasciando in queste pennellate caratteristiche un segno tangibile dei suoi sentimenti.

video dell’inaugurazione

Elisabetta Mereu