Venerdì (11 novembre 2016) abbiamo visitato la retrospettiva dedicata a Tancredi dalla Collezione Peggy Guggenheim, Venezia: “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”.
Ottima l’introduzione alla mostra da parte di Luca Massimo Barbero, allievo di Giuseppe Mazzariol, da diversi anni curatore associato della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Ci ha accompagnati tra le sale delle esposizioni temporanee di Palazzo Venier dei Leoni raccontando la mostra, non dall’alto delle competenze accademiche (che indubbiamente rivela) ma raccontandoci la mostra come potremmo descriverla ad un amico, con la passione di spiegare qualcosa che ci è piaciuto.
Un estratto dalla cartella stampa sintetizza la “meteora” Tancredi:
tra gli interpreti più originali e intensi della scena artistica italiana della seconda metà del ‘900. Tancredi è stato l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l’opera, facendola conoscere ai grandi musei e collezionisti d’oltreoceano e organizzando alcune mostre, come quella del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni. Dopo oltre sessant’anni, dunque, l’artista ritorna protagonista indiscusso alla Collezione Peggy Guggenheim con una straordinaria selezione di lavori, che ricostruiscono in modo intimo e capillare, tra produzione creativa ed emotività prorompente, la parabola breve, ma folgorante, di questo grande interprete dell’arte del secondo dopoguerra.
Partendo da rare prove giovanili di ritratti e autoritratti e dalle prime sperimentazioni su carta del 1950-51, le famose “Primavere”, il percorso espositivo, studiato con cura e rigore da Barbero, passa a documentare la ricerca svolta dall’artista feltrino nell’arco dei primi anni ’50, periodo che segna l’incontro cruciale con Peggy, di cui diventa protégé, e che lo porta ad avere un proprio studio a Palazzo Venier dei Leoni. Questo significativo legame è documentato dal consistente numero di lavori appartenenti alla collezione di Peggy, arricchito dalle nove opere della donazione Giorgio Bellavitis, ricevuta dal museo nel 2000. La mostra rappresenta inoltre il ritorno in Italia di una preziosissima selezione di opere donate dalla mecenate ad alcuni celebri musei americani. Per la prima volta, dai tempi di Peggy, saranno finalmente esposti capolavori come la Primavera, proveniente dal MoMA di New York, Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, oggi al Brooklyn Museum, o Senza titolo (Composizione), dal Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford.

Tancredi. Una retrospettiva
A cura di Luca Massimo Barbero
12 novembre 2016 – 13 marzo 2017
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

#Tancredi

Tancredi Parmeggiani - Senza titolo (Ricordo armonico), 1952 Tempera su compensato 79,5 x 121,7 cm Courtesy Mazzoleni Londra - Torino
Tancredi Parmeggiani – Senza titolo (Ricordo armonico), 1952 Tempera su compensato 79,5 x 121,7 cm Courtesy Mazzoleni Londra – Torino

“Fui la prima a dare un contratto a Pollock e a vendere con grande fatica agli inizi i suoi quadri nella mia galleria Art of This Century a New York. Dopo molti anni a Venezia non più gallerista ma dedita esclusivamente al completamento del mio museo, feci per il giovane Tancredi una delle rare eccezioni alla regola che mi sono imposta”.

Peggy Guggenheim. Da Tancredi, catalogo della mostra (Venezia, Ca’ Vendramin Calergi, 25 novembre 1967 – 18 gennaio 1968).

Foto:
Tancredi Parmeggiani a Venezia, 1955-1956 Venezia, Fondazione Giorgio Cini, Istituto di Storia dell’Arte, Fondo Cardazzo

 

Vito Abba