La pittura e il disegno possiedono potenzialità intrinseche forti e dense di significati. A queste intende dar voce il PREMIO COMBAT, che nasce nel 2010 per avviare un’indagine – attraverso gli autori che vi partecipano – delle più interessanti proposte della nostra realtà italiana. L’evento giunto alla 6a edizione prende nome ed ispirazione concettuale dai combatfilm, realizzati da cineoperatori militari americani durante i combattimenti della Seconda Guerra Mondiale, in cui venivano filmati – spesso in prima linea e in diretta – gli orrori della guerra, per documentare e mostrare alla popolazione americana ciò che stava succedendo, compresi gli episodi più cruenti. La finalità del PREMIO COMBAT ha lo stesso obiettivo forse ambizioso ma senz’altro efficace dal punto di vista culturale: scendere in prima linea per cercare i diversi percorsi all’interno del panorama della pittura e del disegno italiano attuale ed al contempo documentare cosa sta succedendo nei linguaggi contemporanei. Quindi, questa sorta di “combattimento culturale” più che mai necessario e vitale nell’attuale incerto periodo storico, si presenta sotto una forma originale rispetto ad altri premi, avendo una struttura divisa per zone regionali per monitorare con accuratezza le differenziazioni delle diverse realtà del Paese e per presentare un nuovo modello d’indagine basato su di un fare cultura slegato da ogni discorso prettamente commerciale. Il concorso è aperto a tutti gli artisti contemporanei e di ogni nazionalità che si possono iscrivere entro il 18 aprile 2015. Il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno sarà la prestigiosa location che ospiterà la mostra finale (dal 27 giugno al 25 luglio), dove esporranno gli 80 finalisti delle cinque sezioni in gara: Pittura, Grafica, Fotografia, Scultura e installazione, Video. Tra le nuove opportunità, spicca la residenza d’artista a Firenze, che si aggiunge a quelle di Berlino e Livorno e che arricchisce l’ampio programma di mobilità artistica internazionale che il premio mette in palio.

Elisabetta Mereu

nella foto: progetto di installazione di Sally Buchanan – The White Hole