Winkelmann: il tedesco che catalogò gli Etruschi.
Le conoscenze sull’arte antica in generale e su quella etrusca in particolare, dalla metà del 1700 le dobbiamo in massima parte al grande studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann, che è infatti considerato il fondatore della moderna storia dell’arte e l’ispiratore dell’età classica. Questa figura di primissimo piano negli studi dell’arte e dell’archeologia viene ricordata in una mostra che viene inaugurata oggi pomeriggio presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. “Winkelmann, Firenze e gli Etruschi – Il padre dell’archeologia in Toscana” apre le celebrazioni previste a partire dal prossimo anno, in varie città d’Europa per il 300° anno della sua nascita a Stendal il 9 dicembre 1717 e il 250° della morte avvenuta tragicamente a Trieste l’8 giugno 1768, a soli 51 anni, in seguito alle ferite subite in un tentativo di rapina. Il progetto su Winkelmann è articolato in due grandi eventi, la mostra ed un convegno internazionale che si terrà al termine dell’esposizione che durerà 8 mesi, fino al 30 gennaio 2017. Per il figlio di un mastro calzolaio che era riuscito, pur fra mille difficoltà economiche, a studiare appassionandosi alla letteratura e all’arte greca fu fondamentale per la sua futura carriera di archeologo il trasferimento in Italia, seppure già quasi 40enne. Visitò più volte Pompei, Ercolano e Paestum, contribuendo alla divulgazione dei risultati degli scavi, fino ad essere nominato Sovrintendente ai monumenti antichi, acquisendo così grande fama ed entrando in contatto con gli intellettuali di tutta Europa. I soggiorni per 13 anni a Roma dove divenne bibliotecario del cardinale Alessandro Albani, grazie al quale si convertì pure al cattolicesimo, e successivamente a Firenze dove lavorò per un anno al catalogo delle gemme intagliate del barone von Stosch, furono per lui decisivi per ampliare le conoscenze del mondo antico. In particolare nel capoluogo toscano ebbe l’opportunità di visitare alcune delle più importanti collezioni d’arte, approfondendo lo studio della civiltà etrusca. Le tre sezioni in cui si articola la mostra, nel Salone del Nicchio, mettono in risalto proprio questo significativo momento dell’attività di Winckelmann, in cui ha maturato gli strumenti che l’avrebbero portato alla stesura della sua opera più celebre, la “Storia dell’Arte dell’Antichità”, mettendo a fuoco l’influenza che i suoi studi ebbero nella diffusione del mito degli etruschi nella cultura europea fra Sette e Ottocento.
Nel M.A.N. di Firenze saranno esposti in 14 vetrine più di 100 pezzi alcuni dei quali davvero singolari come i calchi della raccolta completa delle “Gemme Stosch” (dal Museo di Stendal), la cosiddetta “Ballerina”, una statua romana della collezione Riccardi finora mai uscita dalla sua sede, il cosiddetto “Manoscritto Fiorentino” un taccuino dello studioso custodito presso l’Accademia di Scienze e Lettere ‘La Colombaria’ a Firenze, un servito della Manifattura di Doccia ispirato a motivi etruschi, la prima e finora unica edizione dell’opera omnia di Winckelmann stampata a Prato nel 1830-1834. Ma i visitatori che verranno accolti all’ingresso del Salone dalla statua dell’Arringatore potranno ammirare anche numerosi vasi greci ed etruschi, manoscritti e libri rari, statue in marmo e in bronzo, stampe e dipinti, urne e sculture etrusche, gemme e medaglie, oltre che gli altri capolavori della statuaria etrusca collegati alla Mostra, come la Chimera e la Minerva di Arezzo o l’Idolino di Pesaro. La Mostra che sarà inaugurata domani alle 17.15 presso il Museo Archeologico, sarà preceduta alle 16.00 da una presentazione nell’Aula magna dell’Università (piazza San Marco, 4) tenuta dagli ideatori dell’iniziativa: Maria Fancelli, Giovannangelo Camporeale e Max Kunze, mentre il direttore del Museo Archeologico, Mario Iozzo, introdurrà l’esposizione. Il catalogo, curato da Barbara Arbeid, Stefano Bruni e Mario Iozzo, è pubblicato da ETS di Pisa, sia in italiano che in tedesco.

Elisabetta Mereu